Archivi tag: liliana zinetti

Dove va il vento

Immagine-021.jpg

Serrato colloquio tra rami e arruffate stelle
rondini gridano le rotte che abbiamo mancato
smarriti in un rifiuto, un groviglio di sillabe
la potenza dell’incomprensibile.
Dove va il vento
quando si posa chiedevi
ed era solo il sonno tra i rami e le stelle.

***

Le cose che abbiamo perso mentre
cade il giorno con tonfi leggeri
l’ombra sul tavolo una chiazza
che strofino fino al grido del vento
che tormenta abeti curvi nel buio.
Eravamo a un passo dalla bellezza
il volo alto dell’aquila
ma hanno ossa fragili i sogni
tra fiori e foglie morte qualcuno ha scelto.

Canto presente in Limina Mundi – inediti

Inediti di Liliana Zinetti su Limina Mundi

dal sito Limina Mundi – Canto Presente

Ci sembrava mancasse qualcosa di importante in questo luogo virtuale, qualcosa che desse corpo e risalto alla poesia. Abbiamo pensato allora di proporre la poesia di autori contemporanei in una nuova rubrica alla quale abbiamo dato il nome di “Canto presente”, in essa pubblicheremo da tre a otto testi poetici di un autore alla volta, senza commenti, contorni o distrazioni. Senza prefazione, postfazione, nota critica, biografia o fotografia. Solo poesia. Continue reading Canto presente in Limina Mundi – inediti

Non ti perdono la morte

383986_2501282103297_728545165_n

 

NON TI PERDONO LA MORTE

In quale varco il soprassalto, la scissione,
il volto nel buio che si volge
al luogo ultimo, si cancella.
Nuvole attorte come funi
sciolte in una neve bianchissima
– un respiro di alberi dove
è fermo il respiro, l’ora
spenta nel sangue, cielo
d’ erba e pietra.

E tu nel marzo, il basco nero
calato sulla fronte, le mani
sporche di terra, brusco e impaziente:
è tempo di seminare, si fa tardiContinue reading Non ti perdono la morte

Nota di lettura di Marco Righetti a Minime da una fine

Zinett1

Con fotografie di Viviana Nicodemo

“Invece camminiamo/Camminiamo io e te come sonnambuli. /E gli alberi son alberi, le case/sono case, le donne /che passano son donne, e tutto è quello /che è, soltanto quel che è”, scriveva Sbarbaro in Pianissimo, una delle raccolte più alte dell’intero Novecento.

Le poesie di Liliana Zinetti potrebbero partire idealmente da quel punto di arrivo della poesia-vita, tracciarne il seguito: “Ma oltre, un là senza tempo/ogni cosa posa al posto che le compete./Il surreale volo del pesce ha un senso/e respira il mare”, scrive, e il registro impiegato è un fortissimo eseguito però in sordina, poiché le grida esplodono nel dopo-incantamento, e ”Altissime le fiamme /bruciarono gli alberi, il cielo, /ogni ipotesi di paesaggio./Sfere, comignoli, rami, carcasse.”

continua qui

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=982