Ivan Fedeli – Virus, Le Voci della Luna, 2011

 

Viviana libro 3                 Fotografia di Viviana Nicodemo

dalla sezione:

Maddalena

(una microstoria)

(mediterraneo, mare oceano)

Non hai che un nome provenienza incerta
stretta forte all’onda quando frena
e scivola la barca di Caronte
ma lui ti chiede ancora salva il mondo
un piccolo favore per quegli altri
dal puzzo e le sembianze di animali
la bocca con la bava poi si asciuga
un’altra almeno solo questa volta
ti giuro sorellina dopo smetto
le gambe strette il fiato contro il fiato
così finiva il sogno e ti lavavi
provando la salsedine l’amaro
e sotto ancora il mare l’incertezza
la terra mai vissuta mai promessa
*
Chi lo sa la mamma se mi sapesse
qui professionale la sigaretta
accesa questa attesa che non passa
pazienza ci vuole pazienza arriva
il primo dei tanti primi il signore
vestito bene lui si lava dopo
e ti saluta dando del lei al mondo
famiglia a posto in regola coi conti
con le tasse farebbe carte false
per rubarti ancora dieci minuti
perché questi dieci minuti sì
li valgo in una vita tutta intera
*
Rubata già così dall’accademia
lo studio delle forme Michelangelo
il tratto del pennino la materia
inerte da plasmare la creazione
si resta più vicini a Dio così
il bello salva il mondo ne è la chiave
e di nascosto aprirono la porta
dicendoti di andare tu reclusa
nel corpicino molle da bambina
il sesso poi è la colpa c’è una strega
da battere punire in ogni tempo
hai tenere carezze un po’ per tutti
i baci no la bocca è per l’amore
il seno non ti basta le mie gambe
dieci minuti solo puoi toccarle
e penetrare in fondo farmi male
non è l’esatto nome del dolore.
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Impariamo da loro

Io non domando a che razza appartiene un essere umano, mi basta sapere che è un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.
                         
Mark  Twain      
        

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Fotografia        di Daniele Facchinetti                                       di Daniele Facchinetti diFoto     

Solo due – inediti

 

I

 

Verso il margine. Fruga l’aperto, il duro

cielo di novembre, qualcosa rimasto

nel fondo incomprensibile. Il tempo osserva.

Polvere e petali, ghiacci eterni.

Alla fine dei nomi forme senza tempo.

È poco è tutto.

Pare strano non sanguini la luna.

                                                                    

II

 

Lingua di fiori, il sentiero ha colori

che evaporano. Per il nulla fiorisce

la rosa. Dove finisce l’azzurro

cade il nome, abbacinato

e i libri scordano le parole.

Ripetere per la notte, per

la distanza delle mani, per

il nulla, infine? 

Alfred Kolleritsch

acqua daniele                       Fotografia di Daniele Facchinetti
Ora qui

C’è il sole nella stanza,
rimane un fiore,
una mano cerca
la storia dell’altra.
Il tempo ci accetta.
La sua unica pretesa.

*

L’acqua verde che non ti riflette
custodisce il fango,
quanto è affondato: luna, sole.

Le stagioni,
i nostri giorni numerabili.

Le querce sono qui,
sempre da un tempo diverso,
d’inverno prestano alla morte
la loro immagine
che difende ghiaccio e sponde.

*

Non era un’illusione
confidare nei rumori,
nel vento saltellante?

L’ingresso era aperto,
le volte non misurate:
ora rimbomba.

Era troppo calcolato,
l’oblio
era una frase suul’oblio,
quel che sarà: fu.

Paese e acqua,
una fine,
e non ha fine.

da Il primato della fioritura, Crocetti Editore, 2000

Addii che non finiscono mai

Copia di febbraio  2011 023


Le tue mani

avevano linee di semplice sapienza

il dorso brunito di sole

ispessiti dal cemento e dalla vanga

i palmi, le nocche forti.

                                                                             

Le tue mani contratte

incerte mentre ti mentivo

mani che ho carezzato solo

nei giorni lunghi del dolore

- quando non mi udivano più.

 

Le tue mani

diventate sasso

                         polvere

                                       e luce.

 

Gianluigi Sacco

Sacco ci mostra con la densità della sua scrittura, con un verso assorto e cadenzato, la forza di ciò che scompare, un colloquio con le ombre, un mondo di legami familiari assediati dal tempo e dallo scorrere delle stagioni, il sentimento di una natura carica di segnali e di presentimenti, percorsa dalla forza dell'invisibile.
(Milo De Angelis)

 

Non è vasto orizzonte…

Non è vasto orizzonte, è solo poco
cielo tra panni stesi ed un volo
tra i gerani accesi. Lassù, appena
sotto la grondaia il rosmarino
trattiene un raggio, quaggiù
tra i vecchi muri gli archi le grate
passi che si allontanano: non eri tu.                 

Settembre.
La luna è sopra gli orti
mio padre è inginocchiato
sui raccolti: verso ottobre novembre
tornano i suoi morti. Tu dove sei?
Io qui ritrovo antiche chiavi
arrugginite, le porte no, sono sparite.

Favole

Mio nonno mi raccontava storie
meravigliose: mio nonno
era un lupo:
nelle sue storie
c'era sempre una volpe
che si premdeva gioco di lui.

Si pettinava…
          
(la nonna)

Si pettinava ogni sera
prima di coricarsi
-temeva di non svegliarsi?-

voleva "essere in ordine"
diceva, se mai da qualche parte
avesse dovuto presentarsi…

Quel fiume

Abitava un fiume dentro di noi
ricordi? Ricorda
quando tra i glicini
ne indicavi i barbagli d'argento
le ombre scure tra i sassi
la luce tra i giunchi
smossi dal vento

ora più in alto tra i passi
nebbiosi è un lento migrare
di ucelli bianchi che risalgono
il fiume e come i tuoi gesti
un poco più stanchi di ieri
si perdono leggeri nell'aria
di piume.

da Il vento delle colline, Edizioni Clandestine, 2005

GIANFRANCO FABBRI, STATO DI VIGILANZA, MANNI 2006

fabbri

 

Gianfranco Fabbri, Stato di vigilanza, Manni, 2006

In queste poesie l’autore conduce la parola verso quello che temiamo di più: chiamare le cose col nome delle cose. Fabbri è un minimalista metafisico che cerca con la parola una chiave d’accesso all’opera dei giorni e al potere che il quotidiano esercita sulla realtà.
                                                                          Nicola Vacca

da Prima del radiodramma

L’acqua si raggiusta,

gocciando lenta dal rubinetto,

come il tocco e il controcanto

di un coro a cappella.

Sei tu che gemi

nelle ossa di una tale

morte apparente?

Tu che ritorni

ad ogni vagito di luna

  • ad ogni allarme

  • sull’alba, ancora lontana? -

Da quanti punti

mi osservi stasera; e come intendi

incamerarmi nel tuo fondo,

ora che il tempo

mi si riavvolge attorno.

Talvolta,

le voci di coloro

che sono via volati danno

dell’esistenza un quadro,

dolcissimo di fuoco.

da Gli oggetti, i sogni e l’altra vita

Le tue parole sono ganci ai quali appendere

l’esile soffio del discorso. (I bacini a gesù,

la romantica luna …). I tuoi poeti

sono anche oggetti;

l’antichità del legno li sovrasta.

Mettiti indosso un poco di dolore; due ciottoli,

un filo d’erba / l’azzurra visione di san marino.

Sempre che tu voglia vivere nelle cose

- il forno, la moka e quant’altro

appaia di sana forgiatura -.

Vien su il caffè,

schizzi & lapilli

che calmano la tosse dei coperchi ;

spegni la fiamma ;

piscia il caffè, lungo la verticale,

nel tipo di tazzina giapponese.

***

La rosa, molto s’è lamentata

questa notte : diceva al vaso

dei suoi dolori ai petali,

di certe nostalgie, dei tempi andati.

Credi, è un buon fiore ; mai

ti darebbe quel lungo dispiacere

che gli gonfia lo stelo d’infezione.

da Un altro giorno, a caso

Le tue ossa stanotte hanno parlato a lungo dei loro sogni,

tu le hai ascoltate

con la premura di una madre :

L’amabile tua rosa, oggi che è festa, ha messo il fiocco ai petali e va cantando le laudi in tuo onore ;

dal golfo è giunto,

di sandalo e di agrume, un effluvio

per i consueti riti.

Ciò che rimane dei tuoi ricordi è un mucchietto di polvere che la rosa conserva sotto il terriccio.

Stamane, presto, ché era ancora buio, è esploso un tuono ed è piovuto ;

non sei venuto a galla;

la coscienza ti vagava,

giù nei fondali dell’istinto.

da Stato di vigilanza

Prova a farti male,

chessò con una

lametta ad esempio

che fenda decisa

la vena. Prova a farti

cadere le braccia verso il nulla.

da Piccole prose della sinapsi

Non riconosci più la tua voce,

Ora è rauca, inespressiva e politicamente di destra.

Una voce così poteva averla hitler nei suoi momenti d’intimità con la braun. Decidi allora di ripudiare questa tua voce e scegli di non parlare più, sicché prendi la penna e con questa inizi ad esprimerti: ma, come decidi di farlo, noti con raccapriccio che la tua calligrafia è simile in tutto e per tutto a quella di hitler; sicché accogli l’idea di startene zitto e comunicare con gli altri tramite i movimenti del corpo. Detto fatto. Però, … però: guardandoti convulso muoverti davanti allo specchio, sembri hitler durante uno dei suoi discorsi fatti alla folla di Norimberga, sicché, disperato, ti concentri su un piano strategico che ti permetta di uscire da questo doloroso incubo. Pensi e ripensi ad una eventuale soluzione, mentre l’hitler di là dal vetro si agita a più non posso, e scrive e parla come un automa. Lo guardi e lo odi. Poi, mosso a genio da una delle tue “eureka”, decidi di offrire al te riflesso un buon bicchiere di cherry avvelenato, cosa che quello stupido gradisce, e beve, tramutando così la sua frenesia in un colpo apoplettico.

Et voilà! Morto stecchito.

Lo guardi di nuovo, povero piccolo dittatore.

Si mostra per quello che è sempre stato: “un uomo trompe l’oeil; un mezzo uomo con romantici sogni da donnetta viennese”.

*

Vedo che stai bene, oggi.

Ti conficchi una bella endovenosa di amitriptilina, forse per risorgere a una nuova vigilanza, così da poterci assicurare che la rosa che vedi sul tavolo di cucina assottiglia davvero la distanza con il concetto di rosa.

*

Succede sempre così quando perdi la sensibilità alle mani.

Pare che un morto venga da te per uno scambio di arti. 

ANIMALIDIVERSI SPAZIO OBERDAN MILANO

 
animalidiversi
ANIMALIDIVERSI

a cura di Eloisa Guarracino

mostra promossa da Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura

 

Foyer di Spazio Oberdan

Viale Vittorio Veneto 2, Milano

dal 26 ottobre al 6 novembre 2011

 

orari da lunedì a domenica 10-20

inaugurazione 25 ottobre 2011, ore 18.30

ingresso libero                                                                                                                                                              

ANIMALIDIVERSI è un progetto espositivo curato da Eloisa Guarracino, che nasce dalla raccolta di un fondo manoscritti incentrato sul tema degli animali, filtrato attraverso lo sguardo dei poeti. Da ogni continente, innumerevoli autori hanno inviato un proprio testo manoscritto sul tema dell’animale, argomento che si inscrive nella lunga scia di una ricerca che indaga la relazione fra le specie.
Il titolo, attraverso il suo gioco di parole, intende mettere in risalto le diverse componenti del progetto, ossia la congiuntura e la collaborazione fra significante e significato, la possibilità di un investimento sensoriale e una fruizione del testo a largo spettro (considerato nelle sue implicazioni grafiche e visuali, che lasciano emergere il lato “caratteriale” e quello più creativo della scrittura), la somiglianza fra la traccia istintuale della composizione scritta con l’orma dell’animale, così come sembra suggerire l’ambivalenza di “Versi”. Non a caso l’animale è l’argomento comune a ogni poeta, al di là delle diversificazioni linguistiche.
L’idea di sviluppare questo tema è nata dallo spunto offerto da una mostra dedicata al “Bestiario Lombardo”, allestita presso l’Archivio Dedalus, qualche anno addietro. Tale spunto si è sviluppato e concretizzato poi in direzione della tematica dell’animale all’interno di uno spazio, quello del manoscritto, che vede nell’impronta della scrittura, nel suo gesto esplicitamente creativo, una possibile somiglianza con l’orma stessa dell’animale. È nata da qui l’idea  della costituzione di un fondo, che col tempo è andato componendosi di sempre più numerose e svariate testimonianze testuali e “grafiche”, confluite nell’antologia “Animalidiversi”, pubblicata per i tipi delle Edizioni Nomos, oltre che in “Alfabeto Animale”, edito dalla Fondazione Zanetto.

Il fondo manoscritti, raccolto a partire dalla fine del 2009, a tutt’oggi è costituito all’incirca da trecento testi e consiste in una serie di scritti autografi appartenenti a poeti italiani e stranieri contemporanei, fra i quali numerosi nomi illustri, quali: Wislawa Szymborska (Premio Nobel per la Letteratura, 1996), Yves Bonnefoy, Edoardo Sanguineti, Guido Ceronetti, Franco Loi, Maria Luisa Spaziani, Willem Van Toorn, Géza Szöcs, Tahar Ben Jelloun, Jaques Dupin, Ruth Fainlight, Vivian Lamarque, Maurizio Cucchi, Fuad Rifka, Zhai Yongming, Bracha Seri, Mukul Dahal.
Molti di questi saranno esposti in occasione della mostra presso il foyer di Spazio Oberdan, che, parallelamente, si arricchisce del contributo dell’artista Manuela Bertoli, pittrice e scultrice, proposto dalla Galleria “L’Affiche” di Milano. Le sue opere, tele giganti e sculture, alcune delle quali veri oggetti di design, rappresentano un ironico colloquio, quasi un commento, con i fogli di poesie. Soggetto dell’artista è l’animale, rivisitato nelle sue funzioni e identità trasformando di volta in volta una vipera in un “Calovipero”, una giraffa in una “Girasedia” e così via. Si tratta, come si vede, di una veste per così dire casalinga, domestica, o meglio ancora intimistica, non diversamente dai versi vergati di proprio pugno dagli autori.
È su questa similarità non solo del tema ma dell’attitudine di fronte al soggetto che si fonda l’idea di far incrociare la figura dell’animale con il mondo degli uomini, proprio come accade nei testi poetici 

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  • (l’“animalizzazione” dell’oggetto di casa, così come della scrittura poetica, o viceversa, a seconda delle letture, l’“umanizzazione” dell’animale).

    In occasione della vernice dell’esposizione, viene inoltre presentata al pubblico l’antologia “Animalidiversi” edita da Nomos Edizioni.
    Interverranno, oltre alla curatrice, Marisa Ferrario Denna, responsabile della collana Nomos “Poesia Contemporanea”, lo psicanalista Giancarlo Ricci, lo scrittore Ambrogio Borsani e i poeti Giulia Niccolai, Tomaso Kemeny, Jean Poncet e Andrè Ughetto.


    Per informazioni :
    Spazio Oberdan, tel. 02 77406302/6341; www.provincia.milano.it/cultura
    Nomos Edizioni, tel. 0331 382339; www.nomosedizioni.it
    Galleria L’Affiche, 02 86450124
     

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