Dei colori dei luoghi – Iole Toini

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In quali colori, in quali luoghi entra e con mano sapiente Iole Toini conduce il lettore? Si entra e ci si sofferma in un lungo respiro trattenuto tra alberi e boschi e ombre e cose che fanno una vita, che fanno una storia, condotti dalla dizione ferma e a tratti tenera dell’autrice.
Con versi eleganti (nel significato etimologico del termine) e con mano sicura, Iole riconferma il talento che già aveva rivelato il precedente libro.
Anche in questo, come nel precedente, affiorano dirompenti una sensualità e carnalità singolari, con un grumo oscuro, un’ombra confitta dentro.
L’ultima sezione del libro ne è testimonianza portata da una parola che si fa “chirurgica”, le immagini si susseguono con un ritmo incalzante e si fanno storia di una femminilità complessa, tormentata. E’ la bambina senza la pelle/ … / la santa bambina del buio e ancora E’ per essere un uomo, pisciare / come un uomo. L’onnipotenza del cazzo. Ed è anche l’amore: i bambini amano in folle / lungo le gambe corte, senza frenare / con l’amore appeso alle mani come un aquilone.
In una tra le più belle poesie del libro (la partigiana) la dualità conflittuale che viene peraltro evidenziata in altri testi e che qui pare attenga al rapporto madre-figlia (in un confronto complesso, denso di implicazioni emotive e di cordoni ombelicali) ci dona un testo tesissimo, pur scritto con un linguaggio piano, semplice : Mi indossava come una mutanda / di cotone. Una ragazza perbene.
Ascoltiamo questa ragazza perbene, questa donna che si scartavetra le ossa e avanza dritta nel perdono.
Ogni buon libro ci regala sguardi nuovi, questo lo fa.

Logaritmo

Arrivi sempre un attimo prima
che le mie dita perdano il conto
delle vene in ombra. E ogni volta
riparto dal principio
segnando le altezze estreme su dalle gambe,
le curve strette dei respiri.
E ritrovo i posti che hai abitato,
l’invasione delle scarpate,
la confusione
la confusione
la confusione

*

Per questi corpi che batti fino all’onda
ti porto la grande fioritura che geme levata dal sole

e perde se stessa, bocca schiena schiava
schiava

*

Per l’altra – di più – la mai
numerata l’innumerevole
vista la bella invisibile
che fa le cose diverse – aperte e chiuse
dove si spinge e non si spinge
il desiderio dentro le canne
dopo lo sparo e dopo
che l’urlo ha scoperto il passaggio.
Per l’altra – senza terra – proprio qui
densa e battente
che fiore e non fiore
che alba e nel buio
quando non passando passa
smisurata la dolcezza
intanto che muore sboccia
la rigogliosa pira che spoglia la rosa
e arretra e resta rotta.

Così imperfetta
e poca e minuta e tutta di meraviglia piena.

*

LA CASA ROSSA

Bum bum, un pescepiombo saluta le mie budella,
mi sfonda dove già una volta mi ha messo incinta.

La casa sta dritta. È uno spillone in mezzo alla campagna.
Un viale lungo il camposanto che conduce alla porta.
Rose rampicanti e more.
Muri bianchi come la spannatura del latte.
I mobili conficcati al suolo non hanno paura.
Le pareti sono solchi in terra cruda.
Uno spiffero dondola il rosario.
Le finestre mugolano. Sono bocche svuotate.
Sullo sfondo, gialla come un occhio malato, la stanza senza orologi.
Dopo, il buio prima di essere nato.

Iole Toini, Dei colori Dei luoghi, Terra d’ulivi, 2014

3 pensieri su “Dei colori dei luoghi – Iole Toini”

  1. ho avuto il privilegio di leggerlo per prima e me ne sono innamorata, come mi capita spesso con la poesia di Iole Toini.La sua è una voce inconfondibile, penetrante, una di quelle voci occhio che senti dentro di te aprirti le ossa e incendiarti la memoria,arrampicarsi dentro la bocca per cercare se ci sono luoghi abitabili nella tua ombra remota. E’ qui, nel linguaggio quotidiano che tutto ciò che scompare attimo per attimo si fa vedere e non è mai rattrappito, ma vivissimo, pronto a scheggiarti, a svegliarti o, quando lei si sente fiume neve nube o vento,
    rasserenarti.
    Un bellissimo libro che va letto.
    fernanda f.

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