Dario Bellezza poesie -da Invettive e licenze

 

Forse mi prende malinconia a letto
se ripenso alla mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s’involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.

Gli orli senza miele della tazza
screpolata ai quali mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s’abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c’eri.

Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza

con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.

E se l’orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.

***

Ma non saprai giammai perché sorrido.
Perché fui il pedante Amleto
della più consolatrice borghesia.
Perché non ho combattuto il Leviatano
Stato che vuole tutto inghiottire
nella macchinosa congerie
della sua burocrazia inesorabile.

Ora mi nascono le unghie come ai morti.

***

Dalla storia dei nostri poveri giorni
i malanni solo fanno capolino.

Chi ti tiene oramai più feroce
ti sa e più mansueto e io
mi consolo nella mia sporca

cucina a lavare i piatti, a
sparlare di te che non sai di tutto
questo nulla che possa consolarmi.

Dario Bellezza

a “Invettive e licenze”, Garzanti, 1971