Luigi Di Ruscio

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fermo, 27 gennaio 1930 – Oslo, 23 febbraio 2011)

Iniziò con la lettura di Le mitologie di Mary, Lietocolle, 2004
la scoperta di un grande poeta come Luigi Di Ruscio. Scoperta tardiva,
ma da quel  momento iniziò tra Luigi e la sottoscritta una corrispondenza,
non priva di qualche piccolo scontro dato il carattere di entrambi, che ricordo
con nostalgia. Volle che scrivessi due righe sulle Mitologie di Mary e insistette
presso l’editore perché fossero pubblicate, pur essendo solamente una nota di
lettura. E scrisse un augurio in occasione della nascita delle mie nipotine.
Ricordo che quando ricevette il libretto con le dediche e le poesie
donate da vari autori alle piccole, si rammaricò di non aver scritto
qualcosa di più significativo.
Lo ricordo oggi, dopo un anno dalla sua scomparsa, con immutato affetto.

Liliana Zinetti

Blumy, Nuvola


I. Nuvola

e ancora sento che non c’è direzione
nemmeno un seme che il pugno getta nel terreno
ha l’incertezza l’imbroglio del non saper dove andare
cadere sì, cadere inutilmente, senza un progetto
a lungo termine, qualcosa di chiaro, illuminato.
non è così, io lo so che son caduta embrione
e poi bambinastella con le braccine tonde
e già grumi di pianto dentro agli occhi
e nostalgia del tempo che non era ancora
tempo, ma una favola nuova, una nuvola in testa
e poi dentro la pancia di mia madre
e poi e poi bisognava cacciarla via,
farla scoppiare prima che fosse pioggia e temporale,
quella nuvola che poi sono diventata
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Arnold De Vos, Argilla e peccato, CFR Edizioni, 2012

L’autore guarda senza infingimenti e con intelligenza i fatti della vita
e li trascrive in poesia con la sicurezza di chi in essa crede
come in una strada da seguire perché illumini di nuova luce quel poco
che è dato all’uomo o, come dice il nostro, come a quell’eterno che torna
sui suoi passi. Il poeta pare non avere altro luogo da abitare che la poesia,
o meglio, il momento della poesia, alimentato dalla presenza dell’essere
amato: La magnificenza del tuo corpo / dà potere immaginifico alla mia poesia.
L. Zinetti 

 

L’éternel retour

L’eterno è un ragazzino che gioca
(Eraclito, frammento 52)

La poesia è l’eco
che volge la parola in ascolto.
Lontana da tutto, ritornello diafano
stuzzica per la velocità della ricaduta
il suono delle cose, e le fa vibrare e danzare
nella grotta a orecchio
attigua alla cascata della lingua.
Poesia è coesione di vicino e lontano,
l’eterno che torna sui suoi passi
e riprende a giocare con noi.

Notte sul monte Calvo

Nato di donna,
sei morto uomo
e ti sei mostrato più grande del Padre, figlio.
L’hai invocato dalla croce,
da golgota a Golgota penso:
non so se abbia sofferto o goduto
nel vedersi impiccolito da Te
che gli chiedevi aiuto. Un Dio
stoico s’è dimostrato.
A posteriori ti ha fatto male il giubilo
dell’assunzione in cielo.
In fatto di redenzione qui è la solita stalla.
È ora che la stella ricompaia.


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Franca Mancinelli – L’azzurro torna

Franca Mancinelli

…Franca riesce a sfumare la complessità delle vicende nei suoi versi che si snodano
e annodano con  ritorni  di fiamma, e con sentori brucianti, vene bruciate. Si sente
quando un poeta non esita a osare qualcosa di più che giorni tutti uguali, quasi
accidentalmente tradotti sulla pagina.
  Elio Grasso
 
cucchiaio nel sonno, il corpo
raccoglie la notte. Si alzano sciami
sepolti nel petto, stendono ali.
Quanti animali migrano in noi
passandoci il cuore, sostando
nella piega dell’anca, sul ramo
di una costola; quanti
vorrebbero non essere noi,
non restare impigliati tra i nostri
contorni di umani.

 

***
lasci la pelle sul lenzuolo
come una biscia al cambio di stagione
e un sacchetto di semi
per il deserto che sta arrivando
oltre le reti, le dighe
colme senza rimedio.
Dovrai seppellirti
tornare calda radice.

 

***

 

padre e madre caduti
frutti che non potevano
marcirmi attaccati
mentre nudo imparavo
a reggere il cielo
come un uccello sul dorso, lasciando
campi e case affondare.
L’azzurro torna
a coprire la terra. Trattengo
nel becco il ricordo,
il seme che sono stati.

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Alfred Kolleritsch

acqua daniele                       Fotografia di Daniele Facchinetti
Ora qui

C’è il sole nella stanza,
rimane un fiore,
una mano cerca
la storia dell’altra.
Il tempo ci accetta.
La sua unica pretesa.

*

L’acqua verde che non ti riflette
custodisce il fango,
quanto è affondato: luna, sole.

Le stagioni,
i nostri giorni numerabili.

Le querce sono qui,
sempre da un tempo diverso,
d’inverno prestano alla morte
la loro immagine
che difende ghiaccio e sponde.

*

Non era un’illusione
confidare nei rumori,
nel vento saltellante?

L’ingresso era aperto,
le volte non misurate:
ora rimbomba.

Era troppo calcolato,
l’oblio
era una frase suul’oblio,
quel che sarà: fu.

Paese e acqua,
una fine,
e non ha fine.

da Il primato della fioritura, Crocetti Editore, 2000

GIANFRANCO FABBRI, STATO DI VIGILANZA, MANNI 2006

fabbri

 

Gianfranco Fabbri, Stato di vigilanza, Manni, 2006

In queste poesie l’autore conduce la parola verso quello che temiamo di più: chiamare le cose col nome delle cose. Fabbri è un minimalista metafisico che cerca con la parola una chiave d’accesso all’opera dei giorni e al potere che il quotidiano esercita sulla realtà.
                                                                          Nicola Vacca

da Prima del radiodramma

L’acqua si raggiusta,

gocciando lenta dal rubinetto,

come il tocco e il controcanto

di un coro a cappella.

Sei tu che gemi

nelle ossa di una tale

morte apparente?

Tu che ritorni

ad ogni vagito di luna

  • ad ogni allarme

  • sull’alba, ancora lontana? -

Da quanti punti

mi osservi stasera; e come intendi

incamerarmi nel tuo fondo,

ora che il tempo

mi si riavvolge attorno.

Talvolta,

le voci di coloro

che sono via volati danno

dell’esistenza un quadro,

dolcissimo di fuoco.

da Gli oggetti, i sogni e l’altra vita

Le tue parole sono ganci ai quali appendere

l’esile soffio del discorso. (I bacini a gesù,

la romantica luna …). I tuoi poeti

sono anche oggetti;

l’antichità del legno li sovrasta.

Mettiti indosso un poco di dolore; due ciottoli,

un filo d’erba / l’azzurra visione di san marino.

Sempre che tu voglia vivere nelle cose

- il forno, la moka e quant’altro

appaia di sana forgiatura -.

Vien su il caffè,

schizzi & lapilli

che calmano la tosse dei coperchi ;

spegni la fiamma ;

piscia il caffè, lungo la verticale,

nel tipo di tazzina giapponese.

***

La rosa, molto s’è lamentata

questa notte : diceva al vaso

dei suoi dolori ai petali,

di certe nostalgie, dei tempi andati.

Credi, è un buon fiore ; mai

ti darebbe quel lungo dispiacere

che gli gonfia lo stelo d’infezione.

da Un altro giorno, a caso

Le tue ossa stanotte hanno parlato a lungo dei loro sogni,

tu le hai ascoltate

con la premura di una madre :

L’amabile tua rosa, oggi che è festa, ha messo il fiocco ai petali e va cantando le laudi in tuo onore ;

dal golfo è giunto,

di sandalo e di agrume, un effluvio

per i consueti riti.

Ciò che rimane dei tuoi ricordi è un mucchietto di polvere che la rosa conserva sotto il terriccio.

Stamane, presto, ché era ancora buio, è esploso un tuono ed è piovuto ;

non sei venuto a galla;

la coscienza ti vagava,

giù nei fondali dell’istinto.

da Stato di vigilanza

Prova a farti male,

chessò con una

lametta ad esempio

che fenda decisa

la vena. Prova a farti

cadere le braccia verso il nulla.

da Piccole prose della sinapsi

Non riconosci più la tua voce,

Ora è rauca, inespressiva e politicamente di destra.

Una voce così poteva averla hitler nei suoi momenti d’intimità con la braun. Decidi allora di ripudiare questa tua voce e scegli di non parlare più, sicché prendi la penna e con questa inizi ad esprimerti: ma, come decidi di farlo, noti con raccapriccio che la tua calligrafia è simile in tutto e per tutto a quella di hitler; sicché accogli l’idea di startene zitto e comunicare con gli altri tramite i movimenti del corpo. Detto fatto. Però, … però: guardandoti convulso muoverti davanti allo specchio, sembri hitler durante uno dei suoi discorsi fatti alla folla di Norimberga, sicché, disperato, ti concentri su un piano strategico che ti permetta di uscire da questo doloroso incubo. Pensi e ripensi ad una eventuale soluzione, mentre l’hitler di là dal vetro si agita a più non posso, e scrive e parla come un automa. Lo guardi e lo odi. Poi, mosso a genio da una delle tue “eureka”, decidi di offrire al te riflesso un buon bicchiere di cherry avvelenato, cosa che quello stupido gradisce, e beve, tramutando così la sua frenesia in un colpo apoplettico.

Et voilà! Morto stecchito.

Lo guardi di nuovo, povero piccolo dittatore.

Si mostra per quello che è sempre stato: “un uomo trompe l’oeil; un mezzo uomo con romantici sogni da donnetta viennese”.

*

Vedo che stai bene, oggi.

Ti conficchi una bella endovenosa di amitriptilina, forse per risorgere a una nuova vigilanza, così da poterci assicurare che la rosa che vedi sul tavolo di cucina assottiglia davvero la distanza con il concetto di rosa.

*

Succede sempre così quando perdi la sensibilità alle mani.

Pare che un morto venga da te per uno scambio di arti. 

PIERLUIGI CAPPELLO

Georgia O

                       Georgia O’ Keeffe – pinons with cedar (date unknown)

La poesia di Pierluigi Cappello nasce, come dice l’autore stesso, da una “resistenza” ; ed è resistenza a un qualcosa che ci chiama da paesaggi  non svelati del nostro essere. E questo opporsi strenuo, nel momento in cui cede all’urgenza del dire,  carica di tutto il significato e il pathos la parola, densa di quanto ha abitato prima, nel silenzio.
 Là dove muove “una nuvola con il berretto e ”la meraviglia del bambino che dice che ha volato”, (la maravee dal frut / ch’al dis ch’al à svolta), questo bambino che va leggero “senza inizio o pensiero di fine”. Il luogo incontaminato, lieve, dell’infanzia torna con insistenza nei versi di Cappello, come un’isola felice e perduta.
    Il “ ..ripartire, con per sentiero l’anima, che è vivaio di versi, amaro amaro amaro” (E po torna a parti // cu l’anime par troi / ch’al è vivar di viers / amar amar amar) e “sei qui non parti non ritorni attendi / di partire, pierluigi, o di tornare…”
 In “Assetto di volo” la parola non si predispone al volo, ma lo compie lungo una traiettoria morbida di discese e ascensioni, in un’atmosfera malinconica, eppure vitale e mai rassegnata, vigile. Con l’attenzione lucida e disincantata, a tratti tenera, di chi osserva le cose della vita come se stesse sfiorandole con le dita.
   Anche le parole usate danno il senso di questa leggerezza : le nuvole, il sole, l’aria, i fogli. La riflessione è spesso amara, ma mai disperata:  “Fuori il sole / è fiorito sui rami, sorridente / fra me che scrivo e la parola niente ” e“azzurri che depongono / la loro azzurra dolcezza”. Il dolore non è esibito, ma quasi cullato, con un’ accettazione ferma, virile.
   Cappello è un poeta che emoziona e coinvolge nella restituzione di una parola che è dono a chi sa ascoltare e in questo ascolto si riconosce. E si riconosce meno solo. Nonostante le nebbie, l’amarezza, il vuoto.
Con la resistenza del passo, in cammino.
‘”Io? Io vado scalzo verso inniò”, i suoi occhi il celeste, pitturato da un bambino”.
 
 
Assetto di volo, Crocetti 2006
 
da La misura dell’erba
 
 
Un foglio
 
Questo foglio. Battuto per tre quarti
dalla luce. Nella sua luce cresca
l’incerto zampettio della parole.
 
——
 
Abbiamo letto millenni quaerendo
invenietis cercando troverete
molto cercando, molto anche morendo
e secolo o non secolo segrete
sussurrano le voci in mezzo ai libri.
Ma d’ansia d’emendarci sulle pagine
a chi, se non a noi, brucia la brace?
 
 
Di Saint – Exupéry
 
                            a Daniele Del Giudice
 
Forse era l’indole cupa dei tempi
o forse dei tempi aveva concorde
il lungo spigare dell’alba., Antoine
pilota: ma come i pochi discorde
dei pochi non so se, muto, fumasse
arse Gauloises d’attesa o solitario
agli altri come a se stesso stimasse
il lento superfluire dell’ora.
Antoine, che era soldato, staccò l’ombra
da terra a luglio, lasciando sull’erba
se stesso e un acre sapore di fulmine:
qualcuno, perplesso, forse lo vide
farsi nera incrunatura nel cielo
e sparire, dimenticarsi in esso.
 
 
Al sole
 
Com’è franco e come sta aperto il sole
sulle virgole di queste lucertole
e come come loro ora mi attardo
pulito e netto come un minerale
a fare breccia di me stesso e muro
o piolo dopo piolo a scavalcare
il luogo dove, t’assicuro, si alzano
le nuvole degli alberi turgenti
e un’ape e la corolla e al sole il rame
che vi gioca e sospinto dentro il sole
io uomo vivo,. un organismo dove
un dio precipitò tutta la terra
la terra allontanò tutto quel dio;
sei qui non parti non ritorni attendi
di partire, Pierluigi, o di tornare
e più che ritorni più che partenze
queste attese carinamente al sole
lo sapevi anche tu, che sono amare.
 
Elementare
 
E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare.
 
 
Attieniti alla misura dell’erba
di questo prato che è largo
quanto si stende di verde
è qui che sei approdato, adesso;
ti sei svegliato
hai inforcato gli occhiali
hai calzato le scarpe
hai camminato, perfino:
per questo è plausibile
che ogni soffio di brezza
sia un bacio di Armida
che il prato sorrida
com’è scritto nei libri
 
—–
 
La parte soleggiata di noi stessi
non somiglia a questo prato d’agosto
che vedi
somiglia piuttosto a una pietra
che il tempo abbia sepolta
nel fondo profondo di noi
oppure sta come un’isola
e noi siamo sponda
ma sempre al di qua di quell’isola
dove io si dice per dire
- per essere – noi.
—–
Nota: L’intensissima sezione Amors , estratto di poesie tratte dall’omonimo libro, non viene qui pubblicata per problemi di grafica delle parole nel dialetto friulano. Rimando chi interessato a leggere queste davvero imperdibili poesie al libro “Assetto di volo”. Di seguito
due poesie nella traduzione in lingua.
 
“Io faccio fatica per fare tutto, fatica a vestirmi, Donzel, fatica a mangiare, fatica a dormire e per fare l’amore, fatica a guardare la brina a febbraio come fosse la prima fiorita erba d’aprile, fatica a dimenticare che di noi resterà un levarsi nel buio senza fatica un posarsi nel buio, col niente davanti, senza aver niente dietro.”
 
                                      —–
 
“La tua mano, lasciala andare sulla mia pelle, vieni vicino, ché il bene che nasce vedendoti, vedendoti cresce nello smalto dei tuoi occhi, nel cuore dei miei occhi, amore, vieni qui, sebbene umore, amore, non so cosa confonda, i capelli che ti pettinano l’arco della schiena nuda come la verità senza vergogna o l’esserti qui, vita in vita che si arroventa in vita, testa con testa, capello con capello, carne sangue seme per te maturata d’amore col maturare della luna, cresciuta in me per maturare l’amore; vieni qui, che io vorrei per te la parola più alta, alta in questo maltempo d’inverno come il primo grido della primavera cruda, ma tu vieni qui lo stesso, la verità è dentro i bambini, carne che arde.”
 
 
da Dentro Gerico
 
Notturno
 
A così breve distanza di me
asse e buio della mia gravitazione
faccio irruzione nella mente di chi sono
celebrando l’ascensione del sonno:
ecco la terra persa, notte
vento d’estate vieni
vento che mi sottrai e imporpori
e viene un notturno che si depone
come il palmo di un padre
ma dove vai ma dove
ma ‘ndolà vastu, ce fastu, tu, garibaldin
tu così qualunque
avevi dieci anni leggeri
vele mosse dalla medesima brezza
avevi due mani un faccino
dieci dita per contare gli anni
e tutto un suolo, piumato di freschezza;
avevi di te
quanto bastava di te.
 
 
Casa di riposo, primo piano
 
Per quanto staranno così
separati dalla propria armonia
note volate via
dallo stesso spartito,
per quanto vivranno così,
le nuche sulla federa sudata
il silenzio negli occhi
lo strepito delle mani accasciate
c’è tanto silenzio qui, padre
la vita si alza in silenzio, qui, padre
respira salendo verso le tenebre
lo sforzo di un tronco strozzato dall’edera
e fuori sciama e chiama la gioventù fogliante
primavera mia
che ci sono finestre dove il sole
si affaccia come non desiderato
e azzurri che depongono
la loro azzurra dolcezza;
la speranza è nel gesto, papà,
senza radice e puro
dalla tua mano alla mia
dalla mia mano alla tua
lo splendore di un frutto maturo
 
 
da Dittico
 
Assetto di volo
 
                       a Gino Lorio, in memoria
 
Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.
 
Sant’Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.
 
E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
 
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.
 
Ci vuole un’estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
ma così in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,
reggilo, eccolo, tienilo così – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell’estate
non sbanda più, vince, è in equilibrio,
vola via.
                       
Luglio 2003
 
 

Luigi di Ruscio

Luigi Di Ruscio

L’ALLUCINAZIONE, Ed. Cattedrale            l’ultimo libro di Luigi Di Ruscio

Luigi di Ruscio ha 77 anni: ha fatto solo la quinta elementare e poi ha letto e studiato di tutto, soprattutto letteratura, ma anche Croce e Kierkegaard. Partito dal fermano è emigrato a Oslo, dove vive da 50 anni e dove per quasi 40 ha fatto l’operaio. E scrive, scrive, come se fosse un bisogno primario. Un flusso torrenziale di pensieri e memorie, in modo ironico e feroce, di Dio e del mondo, della fabbrica e della moglie, dei poeti e degli editori. Con quello che non mi pagano, scrive, vorreste anche che mettessi la punteggiatura? Mettetela voi. Vivere a Oslo, racconta, ha messo una tale distanza tra lui e l’Italia da consentirgli una grande libertà, perché lì nessuno lo legge, a cominciare dalla moglie, e nessuno può andare a picchiarlo per quello che dice. Segue l’Italia via TV e internet, ma ha mantenuto il linguaggio di quando è partito, quello scritto non imbastardito dalle comunicazioni di massa e quello parlato che ha l’inflessione di un ragazzo del popolo degli anni ‘50. E anche le idee di quando è partito ed era comunista, quelli di una volta. Il mondo è un inferno, e la fabbrica ne è la rappresentazione, ma lui ci vive con dignità e ironia, incazzato ma curioso e avido di capire. La moglie lo consola: “pensa a quelli che non sono riusciti neanche a nascere”. Un pensiero assurdo per lui che nel mondo si sente gettato col suo strano dono della poesia e si chiede perché ci sta. Ascolta i suoi esegeti con cortese attenzione, come se sperasse che gli spieghino che cosa scrive, perché lui non si rilegge.
…………..
Da www.antelitteram.info – by Amicus Plato

Poesie di Luigi Di Ruscio

le radici riguardano
solo il mondo vegetale
gli umani camminano volano
si perdono e magari ritrovano
strapiantano e godono
cercano nuovi pianeti abitabili
vogliono lasciarci
sparire

- inedito

Da L’ultima raccolta – Manni 2002

CXXII

se non fossero esistite queste notti terribili
non avrei potuto scrivere una riga
l’urlo può essere bello
ma non ha nulla a che fare con l’arte
poi quando uno alza la voce è difficile capirlo
scrivono poesie come fossero dei grandi uomini
con le gambe per terra e la testa nel profondo del cielo
si tratta quasi sempre dell’infatuazione ottica
causata dagli antidepressivi
normalmente chi scrive poesia
è più debole della media nazionale
ha una vita difficile sofferta
più che un gigante veggente
è il cardellino accecato nella gabbietta
e non era affatto necessario
tagliargli anche le ali

CLXVII

nulla era più in continuità con la speranza nostra
non solo il vecchio perfino il nuovo puzzava
non domandatemi se sono poeta
il certo è che scrivo la poesia vostra
la poesia dell’eclissi
di un continuo cadere

CCXXXVI

si sgrava fra tre settimane e tutto procede magnificamente
rimanere bagnata da tutta quella pioggia è anche divertente
mica crederai che per fare un figlio occorra allagamenti di sperma
in primavera ci sono giornate di nevrosi in massa
rompe i coglioni tutte queste spropositate fioriture
l’anno più fruttifero fu il quarantaquattro
quando bombardavano e ammazzavano da tutte le parti
oggi scrivo sul terrazzo il sole riscalda ancora le carte
le giornate lunghissime di Oslo e niente è certo
avevamo studiato metodi astrologici per attraversare indenni
i momenti delle donne nel periodo delle lune e delle stelle infeconde
può capitare tutto l’opposto quando le massime fecondità lunari e stellari
si combinano con sessi giocondi nel massimo delle fertilità
raramente contagiati da una salute ad altissimo livello
vivevamo tanto intensamente che non si sapeva più
che scopo avesse tutto questo forsennato vivere

Luigi Di Ruscio
alla Sala della Mediateca di via Bernabei di Ancona
conversazione tra Luigi Di Ruscio e Massimo Raffaeli sulla POESIA OPERAIA.

Gennaio Antifascista 2008
seconda edizione

Mobilitazione Straordinaria dell’ANPI di Ancona in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione repubblicana

L’Antifascismo, la nostra religione civile, il sentimento politico e morale su cui si fonda la nuova Europa nata dalle ceneri della tragedia nazifascista, declinato in chiave moderna, attraverso i linguaggi della contemporaneità e della creatività giovanile.
La Memoria
Incontri nelle scuole superiori della provincia di Ancona

La Costituzione è figlia della Resistenza, in essa sono scritti i valori di dignità e di riscatto nazionale per i quali una generazione di ventenni decise che valeva la pena rischiare la vita.

Assemblee generali durante le quali studenti e insegnanti incontreranno i partigiani e i giovani che hanno deciso di raccoglierne l’eredità iscrivendosi all’Anpi.

L’Attualità
Linguaggi antichi Linguaggi Moderni

Dalla stampa clandestina alla subcultura dei centri sociali, dalla pedalina ai writers
Sabato 12 gennaio ore 18,30
Sala della Biblioteca comunale Chiaravalle
Conversazione tra Luca Mascini Militant A e Giacomo Forni
ore 22,30 Concerto di Assalti Frontali club l’Isola Chiaravalle

Giovedi 17 Gennaio ore 18
Sala della Mediateca di via Bernabei Ancona
L’ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA
FONDATA SUL LAVORO (ART. 1)
Videointervista a Oscar Luigi Scalfaro,
membro dell’Assemblea Costituente
a seguire cortometraggio realizzato dall’ANMIL di lavoro si muore
commento del prof. Francesco Bilancia costituzionalista

Venerdi 18 Gennaio ore 18
Sala della Mediateca di via Bernabei Ancona
POESIA AL LAVORO POESIA DEL LAVORO
Conversazione tra Luigi Di Ruscio, poeta, metalmeccanico emigrato in Norvegia
e Massimo Raffaeli critico letterario

ore 21,30 proiezione del film Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani (1951)
film prodotto dall’Anpi di Genova

Sabato 19 Gennaio ore 9,30
Salone ANPI via Palestro Ancona
Comitato regionale aperto alla cittadinanza
DIFENDERE LA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA
presiede Tino Casali presidente nazionale ANPI
ore 12 incontro con la stampa per la presentazione del libro
Luoghi della Resistenza nelle Marche
saranno presenti gli autori
(100 studenti di varie scuole superiori delle Marche)

Venerdi 25 Gennaio ore 18,30
Jesi, teatro studio San Floriano
IL LAVORO DEL TEATRO, IL TEATRO PER LA MEMORIA
Conversazione con Ferdinando Vaselli regista e Teresa Vergalli staffetta partigiana
ore 21,30 Teatro studio San Floriano Jesi
Rosa Sironi in
Annuska

Giovedi 31 gennaio ore 18
sala della Mediateca di via Bernabei Ancona
DIRITTO DEL LAVORO DIRITTO AL LAVORO
Conversazione tra Carlo Smuraglia professore emerito
e Vito D’Ambrosio magistrato
ore 21,30 proiezione del film
In questo mondo libero di Ken Loach (GB 2007)

Venerdi 1 febbraio ore 18
Salone Anpi via Palestro Ancona
FESTA DI CHIUSURA DEL GENNAIO ANTIFASCISTA
I partigiani consegnano la tessera Anpi 2008 ai giovani antifascisti
ore 22,30 club MamaMia Senigallia
concerto della Banda Bassotti
(durante l’ultimo concerto a Villa Ada a Roma, i neofascisti aggredirono gli spettatori).

La manifestazione è realizzata con il contributo
della Provincia di Ancona – Assessorato alla Cultura
e la collaborazione dei Comuni di Ancona, Chiaravalle e Jesi.

Gli spettacoli sono gratuiti

Quando – Alberto Casiraghy Book Editore

 A. Casiraghy - Quando                                                          

Scrivo aforismi

perchè amo gli abissi di poche parole

***

Non tutto ciò che si vede

è altro

***

Gli abbagli sono l’inferno

delle allodole

***

Il silenzio

è un punto fermo

che ascolta

***

Quando le foglie diventano occhi

il bosco riposa

***

Prediligo solo frutti con l’anima

***

Chi ti promette libri nel deserto

è perchè ha molta sete