Assetto di volo, Crocetti 2006
da La misura dell’erba
Un foglio
Questo foglio. Battuto per tre quarti
dalla luce. Nella sua luce cresca
l’incerto zampettio della parole.
——
Abbiamo letto millenni quaerendo
invenietis cercando troverete
molto cercando, molto anche morendo
e secolo o non secolo segrete
sussurrano le voci in mezzo ai libri.
Ma d’ansia d’emendarci sulle pagine
a chi, se non a noi, brucia la brace?
Di Saint – Exupéry
a Daniele Del Giudice
Forse era l’indole cupa dei tempi
o forse dei tempi aveva concorde
il lungo spigare dell’alba., Antoine
pilota: ma come i pochi discorde
dei pochi non so se, muto, fumasse
arse Gauloises d’attesa o solitario
agli altri come a se stesso stimasse
il lento superfluire dell’ora.
Antoine, che era soldato, staccò l’ombra
da terra a luglio, lasciando sull’erba
se stesso e un acre sapore di fulmine:
qualcuno, perplesso, forse lo vide
farsi nera incrunatura nel cielo
e sparire, dimenticarsi in esso.
Al sole
Com’è franco e come sta aperto il sole
sulle virgole di queste lucertole
e come come loro ora mi attardo
pulito e netto come un minerale
a fare breccia di me stesso e muro
o piolo dopo piolo a scavalcare
il luogo dove, t’assicuro, si alzano
le nuvole degli alberi turgenti
e un’ape e la corolla e al sole il rame
che vi gioca e sospinto dentro il sole
io uomo vivo,. un organismo dove
un dio precipitò tutta la terra
la terra allontanò tutto quel dio;
sei qui non parti non ritorni attendi
di partire, Pierluigi, o di tornare
e più che ritorni più che partenze
queste attese carinamente al sole
lo sapevi anche tu, che sono amare.
Elementare
E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare.
Attieniti alla misura dell’erba
di questo prato che è largo
quanto si stende di verde
è qui che sei approdato, adesso;
ti sei svegliato
hai inforcato gli occhiali
hai calzato le scarpe
hai camminato, perfino:
per questo è plausibile
che ogni soffio di brezza
sia un bacio di Armida
che il prato sorrida
com’è scritto nei libri
—–
La parte soleggiata di noi stessi
non somiglia a questo prato d’agosto
che vedi
somiglia piuttosto a una pietra
che il tempo abbia sepolta
nel fondo profondo di noi
oppure sta come un’isola
e noi siamo sponda
ma sempre al di qua di quell’isola
dove io si dice per dire
- per essere – noi.
—–
Nota: L’intensissima sezione Amors , estratto di poesie tratte dall’omonimo libro, non viene qui pubblicata per problemi di grafica delle parole nel dialetto friulano. Rimando chi interessato a leggere queste davvero imperdibili poesie al libro “Assetto di volo”. Di seguito
due poesie nella traduzione in lingua.
“Io faccio fatica per fare tutto, fatica a vestirmi, Donzel, fatica a mangiare, fatica a dormire e per fare l’amore, fatica a guardare la brina a febbraio come fosse la prima fiorita erba d’aprile, fatica a dimenticare che di noi resterà un levarsi nel buio senza fatica un posarsi nel buio, col niente davanti, senza aver niente dietro.”
—–
“La tua mano, lasciala andare sulla mia pelle, vieni vicino, ché il bene che nasce vedendoti, vedendoti cresce nello smalto dei tuoi occhi, nel cuore dei miei occhi, amore, vieni qui, sebbene umore, amore, non so cosa confonda, i capelli che ti pettinano l’arco della schiena nuda come la verità senza vergogna o l’esserti qui, vita in vita che si arroventa in vita, testa con testa, capello con capello, carne sangue seme per te maturata d’amore col maturare della luna, cresciuta in me per maturare l’amore; vieni qui, che io vorrei per te la parola più alta, alta in questo maltempo d’inverno come il primo grido della primavera cruda, ma tu vieni qui lo stesso, la verità è dentro i bambini, carne che arde.”
da Dentro Gerico
Notturno
A così breve distanza di me
asse e buio della mia gravitazione
faccio irruzione nella mente di chi sono
celebrando l’ascensione del sonno:
ecco la terra persa, notte
vento d’estate vieni
vento che mi sottrai e imporpori
e viene un notturno che si depone
come il palmo di un padre
ma dove vai ma dove
ma ‘ndolà vastu, ce fastu, tu, garibaldin
tu così qualunque
avevi dieci anni leggeri
vele mosse dalla medesima brezza
avevi due mani un faccino
dieci dita per contare gli anni
e tutto un suolo, piumato di freschezza;
avevi di te
quanto bastava di te.
Casa di riposo, primo piano
Per quanto staranno così
separati dalla propria armonia
note volate via
dallo stesso spartito,
per quanto vivranno così,
le nuche sulla federa sudata
il silenzio negli occhi
lo strepito delle mani accasciate
c’è tanto silenzio qui, padre
la vita si alza in silenzio, qui, padre
respira salendo verso le tenebre
lo sforzo di un tronco strozzato dall’edera
e fuori sciama e chiama la gioventù fogliante
primavera mia
che ci sono finestre dove il sole
si affaccia come non desiderato
e azzurri che depongono
la loro azzurra dolcezza;
la speranza è nel gesto, papà,
senza radice e puro
dalla tua mano alla mia
dalla mia mano alla tua
lo splendore di un frutto maturo
da Dittico
Assetto di volo
a Gino Lorio, in memoria
Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.
Sant’Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.
E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.
Ci vuole un’estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti
ma così in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,
reggilo, eccolo, tienilo così – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell’estate
non sbanda più, vince, è in equilibrio,
vola via.
Luglio 2003