Archivi categoria: Critica

Amina Narimi, Nel bosco senza radici, Terra d’Ulivi

Amina Narimi pseudonimo di Claudia Sogno è l’anagramma di ‘anima rimani’; pubblica sul suo blog personale e sul sito La Recherche.it che ospita sue numerose poesie. Sue pubblicazioni inoltre sono presenti sul sito “Il giardino dei poeti” e sul “Word Social Forum”. Alcuni suoi testi si trovano in una  raccolta di autori diversi pubblicata da Limina Mentis. Nel bosco senza radici è la sua opera prima edita da Terra                                                                                         d’Ulivi Edizioni 2015.

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Nota di lettura di Marco Righetti a Minime da una fine

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Con fotografie di Viviana Nicodemo

“Invece camminiamo/Camminiamo io e te come sonnambuli. /E gli alberi son alberi, le case/sono case, le donne /che passano son donne, e tutto è quello /che è, soltanto quel che è”, scriveva Sbarbaro in Pianissimo, una delle raccolte più alte dell’intero Novecento.

Le poesie di Liliana Zinetti potrebbero partire idealmente da quel punto di arrivo della poesia-vita, tracciarne il seguito: “Ma oltre, un là senza tempo/ogni cosa posa al posto che le compete./Il surreale volo del pesce ha un senso/e respira il mare”, scrive, e il registro impiegato è un fortissimo eseguito però in sordina, poiché le grida esplodono nel dopo-incantamento, e ”Altissime le fiamme /bruciarono gli alberi, il cielo, /ogni ipotesi di paesaggio./Sfere, comignoli, rami, carcasse.”

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http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=982

 

Hannah Arendt

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Nell’appendice al libro La banalità del male di Hannah Arendt, saggio sul  processo svoltosi  a Gerusalemme nel 1961 che vide imputato  Adolf  Eichmann, noto criminale nazista che prese parte allo sterminio degli ebrei , la Arendt scrive:

 

Eichmann non era uno Iago e neppure un Machbet, e nulla sarebbe stato più lontano dalla sua mentalità che “fare il cattivo” – come Riccardo III – per  fredda determinazione.
Eccezion fatta per la sua eccezionale diligenza nel pensare alla propria carriera, egli non aveva motivi per essere crudele, e anche quella diligenza non era, in sé, criminosa; è certo che non avrebbe mai ucciso un suo superiore per ereditarne il posto. Continue reading Hannah Arendt

Mario Rondi per Minime da una fine

ZinettiLILIANA ZINETTI: “Minime da una fine” (CFR, Ibrida 2013)
 
Un brivido mi attraversa quando leggo queste struggenti poesie perché rivivo momenti, situazioni, pensieri che potrebbero essere seppelliti nel ciarpame dell’era post moderna, ma che nei sogni o a tratti nel sorriso della luna riaffiorano, anche se astutamente celati dal mestiere della fuga, costantemente perseguita.
Tra queste righe s’inscena la tragedia, vissuta a viso scoperto, senza mezzi termini, con un estremismo che toglie il fiato e crea l’incanto della poesia: giustamente scrive Ivan Fedeli nella sua introduzione: “è atto consapevole di una tragedia esistenziale che appartiene a tutti”. Continue reading Mario Rondi per Minime da una fine

Pier Mario Vello su “Minime da una fine”

Un’accurata nota di Pier Mario Vello, che ringrazio per la costante attenzione ai miei scritti

“Minime da una fine” è una plaquette complessa e profonda per molti aspetti, del resto com’era prevedibile aspettarsi da un’autrice di così polimorfo spessore come Liliana Zinetti, il cui dettato poetico, preciso quanto essenziale, è anche implacabile e ampio nel sondare il dramma umano. Dramma che è disegnato poeticamente sia nella sua visibilità esistenziale quotidiana che nella sua cifra metafisica e assoluta. Ma procediamo con ordine.
Edito nel 2013 da CFR nella collana “Ibrida”, il testo è complesso per molti motivi. Innanzi tutto non è un testo solo poetico, perché a esso si alternano le immagini fotografiche di Viviana Nicodemo, at-trice e fotografa milanese, con alle spalle un’esperienza consolidata nelle arti performative e visive. Un testo, dunque, tutto al femminile. E già questo sarebbe di per sé molto interessante nella produzione letteraria italiana. Ma di più: la collaborazione di testo e immagini fa sì che poesia e fotografia s’intreccino con un ritmo e una coerenza assoluti, ad enfatizzare la dimensione duplice del messaggio drammatico. Immagine e lettera stanno faccia a faccia e si rinforzano reciprocamente. Sensibilità e simbolico coesistono. Così come, sul piano della poetica fondativa di Liliana Zinetti, sono in perfetta simbiosi la riflessione universale sul dramma del mondo e la percezione delle cose particolari che lo agiscono. Continue reading Pier Mario Vello su “Minime da una fine”

Elio Grasso su Minime da una fine, CFR, 2013

Liliana Zinetti – Viviana Nicodemo, Minime da una fine, Edizioni CFR, Piateda (SO) 2013, pp. 40, euro 10,00

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Non è tardi perché le immagini allarghino il canale della poesia, fuori dai comandi, assumendo il valore di un assetto che sta in rapporto con chi guarda – con chi legge. La realtà non ha più un senso forte, conoscenza ed espressione devono assolutamente essere, oggi, dentro un varco. E lì la commistione del bianco e del nero allaccia i nostri sensi devastati, e quel che rimane abolisce di colpo l’attività bassa dei decenni. Nel pubblico si ha la sensazione di un’intelligenza artificiale, o artificiosa, mentre i pochi che conservano la grazia dell’ascolto si misurano la temperatura basale. Lasciano ai falliti le Continue reading Elio Grasso su Minime da una fine, CFR, 2013