E così nella luce
E così nella luce
bagnata da una pioggia insistente
lui torna e attende
attende di rinascere, la barba
ruvida sul viso di una bambina
ora che rombando si alza l’asfalto
ora che la notte scioglie i capelli.
Ha tra le mani fiori di campo con
i colori spenti che sono diventati.
Arnold De Vos, Argilla e peccato, CFR Edizioni, 2012
L’autore guarda senza infingimenti e con intelligenza i fatti della vita
e li trascrive in poesia con la sicurezza di chi in essa crede
come in una strada da seguire perché illumini di nuova luce quel poco
che è dato all’uomo o, come dice il nostro, come a quell’eterno che torna
sui suoi passi. Il poeta pare non avere altro luogo da abitare che la poesia,
o meglio, il momento della poesia, alimentato dalla presenza dell’essere
amato: La magnificenza del tuo corpo / dà potere immaginifico alla mia poesia.
L. Zinetti
L’éternel retour
L’eterno è un ragazzino che gioca
(Eraclito, frammento 52)
La poesia è l’eco
che volge la parola in ascolto.
Lontana da tutto, ritornello diafano
stuzzica per la velocità della ricaduta
il suono delle cose, e le fa vibrare e danzare
nella grotta a orecchio
attigua alla cascata della lingua.
Poesia è coesione di vicino e lontano,
l’eterno che torna sui suoi passi
e riprende a giocare con noi.
Notte sul monte Calvo
Nato di donna,
sei morto uomo
e ti sei mostrato più grande del Padre, figlio.
L’hai invocato dalla croce,
da golgota a Golgota penso:
non so se abbia sofferto o goduto
nel vedersi impiccolito da Te
che gli chiedevi aiuto. Un Dio
stoico s’è dimostrato.
A posteriori ti ha fatto male il giubilo
dell’assunzione in cielo.
In fatto di redenzione qui è la solita stalla.
È ora che la stella ricompaia.
El infinito y otros cantos di G. Leopardi
Franca Mancinelli – L’azzurro torna
…Franca riesce a sfumare la complessità delle vicende nei suoi versi che si snodano
e annodano con ritorni di fiamma, e con sentori brucianti, vene bruciate. Si sente
quando un poeta non esita a osare qualcosa di più che giorni tutti uguali, quasi
accidentalmente tradotti sulla pagina.
Elio Grasso
cucchiaio nel sonno, il corpo
raccoglie la notte. Si alzano sciami
sepolti nel petto, stendono ali.
Quanti animali migrano in noi
passandoci il cuore, sostando
nella piega dell’anca, sul ramo
di una costola; quanti
vorrebbero non essere noi,
non restare impigliati tra i nostri
contorni di umani.
***
lasci la pelle sul lenzuolo
come una biscia al cambio di stagione
e un sacchetto di semi
per il deserto che sta arrivando
oltre le reti, le dighe
colme senza rimedio.
Dovrai seppellirti
tornare calda radice.
***
padre e madre caduti
frutti che non potevano
marcirmi attaccati
mentre nudo imparavo
a reggere il cielo
come un uccello sul dorso, lasciando
campi e case affondare.
L’azzurro torna
a coprire la terra. Trattengo
nel becco il ricordo,
il seme che sono stati.
Pierluigi Cappello
Chi cerca la luna è chiamato al rischio di cercarla … chi la cerca è esposto alla crisi e chi è in crisi, spesso, vede molto più in là di chi non lo è … io so che chi cerca la luna è il Chisciotte sbalzato dal ronzino a mordere la polvere, so che chi la cerca, deriso, ci porge sul palmo la parte soleggiata di noi stessi.
Pierluigi Cappello
Qualcuno entrò nell’inverno
dell’amore
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore. Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo. Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale. Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro. Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori. E siate uniti, ma non troppo vicini. Le colonne del tempio si ergono distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.
Gibran
alla vita, nonostante
alla neve, al natale, a chi è solo, a chi non è solo, a quelli che le cose gli scivolano addosso, a quelli inadatti, a quelli integrati e integralisti, ai bambini, alla razza cosiddetta “umana”, a chi non sa, a chi troppo sa, a un dolore e a un’infanzia, ai poveri e ai poveri di spirito, a una stellata, a un padre.
alla vita, nonostante.

Francesco Tomada – una poesia
Le pubblicazioni nel blog vengono sospese a tempo indeterminato, saluto con questa bellissima poesia di Francesco Tomada
dal sito
E se domani io non ci fossi più
per un incidente o qualsiasi cosa che ora non immaginiamo
o perché la rabbia mi ha formato un coagulo nel cuoredopo il tempo che ti serve tu comunque vai avanti
trova un altro uomo che sia un padre
se possibile migliore per i nostri figliper favore non far recitare quelle messe
a cui tutti devono essere presenti senza averne voglia
non tenere i miei ricordi in un cassetto
perché di buio allora ne avrò già abbastanzae non dire a nessuno se mi pensi
piuttosto custodiscimi come una seconda adolescenza
qualcosa che ti porti sempre dentro
anche se non sei più tu
Francesco Tomada (1966) vive a Gorizia. Suoi testi sono apparsi su numerose riviste e pubblicazioni in Italia, Slovenia, Canada, Francia, e sono stati tradotti anche in inglese e cinese. Ha pubblicato L’infanzia vista da qui (Gorizia, edizioni Sottomondo, 2005 poi 2006) e A ogni cosa il suo nome (Sasso Marconi, edizioni Le Voci Della Luna, 2008).
La poesia Portarsi avanti con gli addii è stata pubblicata nel 2010 nelle piccole edizioni d’arte Gattili (una poesia ed un intervento artistico) ed ha chiuso l’intervento “Lutto e oblio nella poesia italiana contemporanea di lingua italiana” per il 1° Seminario su Lutto e Oblio organizzato dall’Istituto di ricerca interdisciplinare in etica clinica e in medical humanities (IRIEMH) tenuto al Cardiocentro di Lugano nel marzo 2011.







